Artigianalità e tecnologia: così l’idea innovativa è realta’

Di Pietro Agnelli*

 

In Italia si contano una miriade di micro imprese. Secondo l’Istat sono circa 4,2 milioni (dati 2015) che rappresentano il 95% del totale delle unità produttive e impiegano circa 7,8 milioni di addetti. È una caratteristica nazionale, che ha pregi e difetti. I pregi sono quelli legati a realtà che spesso sanno fare innovazione come pochi al mondo, che portano avanti idee su cui si basa il successo e la fama del Made in Italy. I difetti riguardano le difficoltà nel riuscire a proporre e proporsi sul mercato nazionale e, ancor più, sulla ribalta internazionale.

 

Un luogo di incontro

Le vie per far conoscere soluzioni interessanti e realtà che richiedono la giusta visibilità passano anche attraverso l’esempio di Ventura Design District, che si distingue per il suo ruolo che non è certo di pura vetrina. L’esempio è il progetto portato avanti in occasione della Milano Design Week, rivolto a piccoli produttori e artigiani. Sono soggetti che si rivolgono a un mercato prettamente di vicinanza, di passa-parola, che puntano alla realizzazione di prodotti innovativi, ma non possiedono adeguate competenze tecniche né una rete vendita. Sono, questi ultimi, elementi fondamentali a tramutare un’idea in realtà. L’evento, inoltre, nasce dall’esigenza di promuovere il Made in Italy all’estero, attuando sinergie ed economie di scala per far sì che i designer possano penetrare in ambiti finora ritenuti fuori dalla loro portata. Non solo: questo incontro tra dimensioni differenti fa sì che s’inneschi un circuito virtuoso di collaborazione di queste realtà, tra “micro” imprese e aziende strutturate che si occupano di componentistica tecnologica e che hanno una rete nazionale e internazionale consolidata.

Lo stesso spazio creato in Lambrate e gli innumerevoli eventi, corsi e workshop che vi hanno luogo forniscono sia il presupposto per nuove relazioni sia un’occasione di mettersi in mostra oltre che superare eventuali difficoltà tecniche.

Dietro a vari casi di successo se ne possono celare innumerevoli d’insuccesso che, anche grazie al contributo della nostra consulenza, sono stati affrontati e risolti.

 

Problemi e soluzioni

L’insuccesso deve essere considerata la base per… correggere il tiro e ripartire. Un esempio: si è rivolta a noi una designer straniera, con una formazione nella moda e che intendeva realizzare dei corpi illuminanti caratterizzati da estrema essenzialità, linearità e sottigliezza. Un’idea originale, interessante ed esteticamente piacevole. Tuttavia, peccava di funzionalità: la professionista non aveva adeguate nozioni tecniche impiantistiche sia in ambito elettrico sia in ambito illuminotecnico. I corpi illuminanti risultavano poco luminosi e la base impiantistica era fortemente datata e assolutamente non funzionale rispetto all’idea che si desiderava attuare. L’intervento che abbiamo svolto in questo senso è stato innanzitutto illustrare lo stato dell’arte tecnologico su cui si doveva lavorare, ingegnerizzando il suo progetto con le tecnologia più adeguate. Il concetto basilare è stato proprio quello di integrazione impiantistica, integrando oltre alla funzione di illuminazione anche prese usb, powerbank e altre funzioni compatibili, connubio che inizialmente sembrava inimmaginabile. Attualmente siamo in fase di prototipazione, giusto per far comprendere che è possibile porre rimedio e fare in modo che un’idea buona si possa concretizzare. Anche a livello produttivo sono cambiate le strategie: si è fatto in modo che le due parti (artigianale e tecnologica) venissero attuate simultaneamente, realizzando un oggetto complesso. Sembra banale, ma non lo è affatto: spesso e volentieri l’errore commesso è “appiccicare” la luce e gli impianti ad una “forma”; pensando agli aspetti forma ed impianto come “accessorio” di una o dell’altra.

 

Un caso di successo

Cito in questo senso un brevetto che proprio quest’anno è stato svelato in prima assoluta mondiale: è quello ideato da Brightwood, un sistema innovativo d’illuminazione attraverso il legno. La rivoluzione progettuale di questa idea è legata proprio alla possibilità di emanare luce da oggetti opachi come porte, tavoli, boiserie o pavimenti, reimmaginati dall’autore come corpi illuminanti. Una sfida significativa condotta dal Gruppo ArredoStand di Vimodrone (Milano), specializzata in fornitura di materiali da costruzione, e che comporta complessità tecniche non indifferenti, la prima delle quali è riuscire a emanare luce in modo omogeneo. Il legno non è un materiale trasparente, quindi serviva lavorare su determinate sezioni e fonti luminose accoppiate a elementi in metacrilato per creare l’effetto specifico, evitando agli oggetti un eccessivo surriscaldamento ed eventuali problemi di ammaloramento al legno, materiale sensibile alle escursioni termiche localizzate.

Oggi l’oggetto, appena brevettato, è una base su cui lavorare per creare delle linee d’arredo caratteristiche. Ma è già di per sé rivoluzionario perché permette di trasformare in corpi illuminanti quelli che fino a oggi non erano concepiti come tali.

Questo prodotto altamente tecnologico crea un’atmosfera di calore e comfort visivo diverso da quello di una normale lampada, può essere utilizzato per creare una penombra, un segna passo e delineare percorsi all’interno di un ambiente.

L’evoluzione futura potrebbe portare a sviluppare sistemi domotici per trasformare oggetti d’arredo in sistemi smart, tanto che potremmo sentir dire: “Cara, potresti accendere il tavolo?”

*Ingegnere edile

 

Bibliografia:

  • Corrado Rea, “Fondamenti di luministica. Teoria, tecnica e apparecchi per l’illuminazione artistica teatrale e dello spettacolo”, Milano, Hoepli, 2006;
  • Focus statistiche Istat “L’IMPRENDITORIALITÁ IN ITALIA”, istat.it, Centro Diffusione Dati, 2 dicembre 2015;
  • Riccardo Apreda, Andrea Bonaccorsi, Gualtiero Fantoni, “Progetto di foresight tecnologico. Metodi e tecniche non convenzionali per immaginare il futuro della tecnologia”, Pisa University Press, Pisa, 2013.

 

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