Il boom dell’Iot trainato da smart building e smart home

L’Internet of Things è in piena crescita in italia, merito anche di smart building e smarthome: lo certificano i dati raccolti dall’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, nella ricerca presentata oggi al convegno “Internet of Things: oltre gli oggetti, verso i servizi“.

Innanzitutto, il mercato IoT in Italia raggiunge i 2,8 miliardi di euro nel 2016, segnando un +40% in più rispetto al 2015.

Quali sono le voci più rilevanti nel processo di crescita dell’Internet delle cose? Innanzitutto i contatori intelligenti (smart metering) che si prendono la fetta più consistente del mercato (34%) e che hanno evidenziato un +90% di crescita, insieme ai smart asset management (sistemi di gestione da remoto di asset di valore a fini di rilevazione di guasti e manomissioni, localizzazione ecc.). Segue il comparto delle smart car: con un parco di 7,5 milioni di auto connesse, è loro il 20% del mercato e una crescita del 15% nel confronto 2016/2015. Ma è lo smart building a evidenziare, dopo i contatori intelligenti, la crescita più significativa (+45%), conquistando il 18% del mercato. Altro incremento sensibile lo segnano le soluzioni di smart home: la “domotica 2.0” registra un +23% rispetto al 2015. Suo è il 7% del mercato. Le soluzioni “intelligenti” per la casa e per gli edifici si aggiudicano quindi un quarto del mercato totale IoT.

Crescono gli oggetti connessi

È boom di oggetti connessi: “in Italia sono già 14,1 milioni quelli connessi tramite rete cellulare (+37%), senza contare gli oggetti che sfruttano altre tecnologie di comunicazione, come i 36 milioni di contatori elettrici connessi tramite PLC (Power Line Communication), gli 1,3 milioni di contatori gas che comunicano tramite radiofrequenza e i 650mila lampioni per l’Illuminazione intelligente connessi tramite  PLC o radiofrequenza”, segnala l’Osservatorio.

Smart building e smart home

In tema di smart building, sono le soluzioni legate alla sicurezza a svettare, in particolare quelle legate alla sicurezza negli edifici e un progressivo spostamento del mercato dai soli grandi edifici industriali ai piccoli uffici e negozi. La smarthome, come avevamo già avuto modo di segnalare nella precedente analisi dell’Osservatorio, vale 185 milioni di euro e il 7% del mercato (+23%), con una netta prevalenza di applicazioni per la sicurezza.

Nel prossimo futuro, si attende un’ulteriore accelerazione del mercato IoT in diversi ambiti, tra cui ancora la smart home. in questo senso lo sviluppo sarà favorito dall’affermarsi di nuovi canali di vendita che moltiplicano le occasioni di acquisto (retailer multicanale, utility, telco), dal lancio sul mercato di nuovi prodotti e servizi con prezzo accessibile, dalla messa a fuoco della strategia di alcuni colossi, come Google e Amazon, e dallo sviluppo di partnership e alleanze volte a ridurre il problema dell’interoperabilità.

 Smart city in ritardo

Le applicazioni relative alla smart city continuano ad avere un peso relativamente  limitato nel mercato IoT: 230 milioni di euro, pari all’8% del totale. Le uniche eccezioni sono costituite dall’illuminazione intelligente con 650.000 pali della luce connessi e dal trasporto pubblico con 200.000 mezzi monitorati da remoto. Ma molto c’è ancora da fare. Basti considerare un dato: il 51% dei Comuni medio-grandi ha sì avviato almeno un progetto smart city negli ultimi tre anni, tuttavia il 56% delle iniziative è ancora in fase sperimentale. La propensione a sperimentare si conferma per il 2017 ma le amministrazioni fanno fatica a estendere i progetti all’intero territorio cittadino e a integrarli tra loro in una chiara strategia di medio-lungo termine.

Gli ostacoli rilevati sono rappresentati da risorse economiche scarse, mancanza di competenze adeguate e modelli di governance poco chiari. “Il risultato è che la maggior parte delle iniziative si arena dopo la prima fase di sperimentazione. Per superare questa situazione è fondamentale formulare una strategia nazionale condivisa: a livello centrale bisogna stabilire impegni e priorità per i comuni cercando di trovare il giusto compromesso tra l’attuale ‘anarchia’ dei progetti e un’eccessiva centralizzazione”, si sottolinea nel report.

Per poter superare il problema cruciale dei finanziamenti è importante riuscire a valutare chiaramente i benefici di natura economica, oltre a quelli sociali. Per questo, l’Osservatorio Internet of Things ha sviluppato alcuni modelli di stima dei costi e dei benefici di quattro applicazioni Smart City, applicandoli alla città di Milano. “Ne emerge che tutti i progetti analizzati si riescono a ripagare proprio grazie all’entità dei benefici: in 1-2 anni nel caso della gestione dei parcheggi, in 2-5 anni per la raccolta rifiuti, in 3-5 anni per l’illuminazione intelligente, in 6-9 anni per le soluzioni di smart building in edifici pubblici. A ciò si aggiungono i benefici legati ai migliori servizi alla comunità, alla sostenibilità e alla vivibilità: a Milano, ogni city user potrebbe risparmiare l’equivalente di 3 giorni all’anno evitando di perderli alla ricerca di un parcheggio libero e si ridurrebbero le emissioni di anidride carbonica di oltre 60.000 tonnellate di CO2 all’anno, con impatti positivi sull’ambiente”, è la conclusione.

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